La facciata

La facciata di quella chiesa che al Mabillon era apparsa come il monumento più illustre d’Italia eo nullum fere in tota Italia olim illustrius fuit fu costruita durante il periodo di Leonate Ecclesiam opere mirifico renovare coepit (Chron. Cas. 271 v.) ggiungendola col portico all’antica costruzione ipsam pulcherrimam porticum quae est ante levavit…. et priori operi coniunxit (Chron. Cas. 271 v.) . Alla sua realizzazione, come a quella di altre parti della chiesa fatta con grande profusione di denaro, contribuirono schiere di maestri e di muratori et magistrorum et coementariorum agminibus aggregatis (Chron. Cas. 271 v.)  provenienti da più parti: sicuramente dalla Puglia (Gloria Fossi sostiene che vi confluirono maestranze già attive nell’abbazia di S. Maria di Pulsano, dopo la morte dell’abate Gioele e la fine dei lavori, espressamente chiamate da Leonate che in precedenza era stato impegnato a Lesina, dove l’abbazia aveva qualche possedimento) e dalla Borgogna (Gavini riconosceva nelle palme ad acroterio, nei capitelli a cesto del portico e in quelli figurati la mano di un valente maestro francese. Il leone di S. Marco costituisce il punto di unione fra l’arcata di sinistra e quella centrale; la colonna su cui è posto aveva alla base un leone (tolto in un restauro ottocentesco) che faceva da pendant con l’altro alla destra dell’arco centrale. L’arco centrale  ha un listellino intagliato a dentelli sulla cornice più esterna, quindi delle decorazioni fitomorfe e, sull’arco più interno, da sinistra verso destra: il Re David, più sopra Gioele (da identificarsi nell’abate, successore di Leonate, che fece edificare le porte in bronzo) poi un angelo, una disposizione di foglie di acanto e, di seguito, un agnello, un angelo, Abbazia | CapitelloS. Clemente (nel martilogio di S. Clemente l’agnello è accostato a questo santo a ricordo di un miracolo che compì in Chersoneso, quando fece scaturire una fonte d’acqua per i compagni di prigionia dai piedi di un agnello) e Salomone. Interessanti sono i capitelli delle colonne centrali che mostrano i dodici apostoli: opera di due diversi artisti, si raffrontino con quelli presenti circa vent’anni dopo sul portale di S. Tommaso a Caramanico.
Il bue – quel che resta – simbolo di S. Luca e l’aquila di S. Giovanni sono uniti nell’arco di destra in cui compare un motivo con bastoncelli a fisarmonica di provenienza pugliese, che si può ritrovare a S. Bartolomeo a Carpineto della Nora e nella chiesa di S. Maria Orante in Ortucchio. Mentre il portico risulta concepito secondo un disegno unitario nel prospetto sono presenti alcune irregolarità; i simboli degli evangelisti sono riconducibili, ad esempio, ad un’epoca più tarda: l’angelo di Matteo denuncia stilemi che fanno pensare alla scultura gotica; d’altronde è impensabile che i terremoti del 1349 e del 1456 abbiano prodotto danni soltanto nella parte superiore dell’edificio dove la presenza delle quattro finestre bifore – due architravate, le altre a sesto acuto (fra la terza e la quarta c’è una scultura raffigurante l’Ecce Agnus Dei) – è da ritenersi infatti una soluzione di ripiego dovuta ad un rifacimento quattrocentesco: la facciata originale presentava probabilmente un rosone com’è dato vedere in tutte le raffigurazioni dell’abbazia e cioè sul Chronicon Casauriense, nella lunetta e nell’architrave del portale, nell' architrave del ciborio. Studi recenti e la presenza di alcuni frammenti, nel locale adibito a museo, conforterebbero questa ipotesi. Le finestre danno luce all’Oratorio.

Abbazia | Leoni San MarcoAbbazia | Capitello a cestoabbazia | Capitello sinistroAbbazia | Arco centrale